Inserto speciale |
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Racconti di Alessio Brugnoli
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E' strano riscrivere il blog, dopo tanto tempo. E'come tornare dopo tanti anni nella casa d'infanzia e rimaner stupiti nel trovar tutto diverso e tutto uguale. Riconoscere ricordi tra polvere e ragnatele.
Mi è mancato ? Non particolarmente... A volte ho pensato che fosse come una droga che non potessi farne a meno. Invece senza Internet ho più tempo per riflettere, per scoprire cose nuove in me e attorno a me
Come vivo a Milano ? Non mi lamento... I miei primi giorni, però, li ho trascorsi ad Opera. Ospite di Ion, moldavo.
Era un professore universitario a Chişinău. Insegnava microeconomia. Scoppiò la guerra civile per la questione Transnistria che ha portato alla nascita di quella mafiocrazia e perse tutto.
Venne in Italia, a far lo schiavo nei campi di pomodori a Foggia. Poi a Milano, a far il muratore. Ed è comico immaginare la scena... Un romano, un napoletano ed un moldavo su un camionicino decorato da scritte in meneghino.
Parlar con lui è imparare cos'è la vita difficile. Il coraggio di non cedere alla disperazione. E guardare il mondo con altri occhi.
E per questo, più che per avermi provvisoriamente fornito un tetto, il mio immenso grazie

Come d'Autunno si levan le foglie... Non la ricordo più. Però quanto avevi ragione, amico mio. Sempre meno persone si sposano in chiesa, ma tutti vogliono accanto un prete al loro funerale.
La morte ci fa più paura della vita. Eppure dovrebbe essere il contrario. Almeno, da cadavere, i nostri errori smettono di perseguitarci.
Luci fioche. Questo maledetto incenso che mi irrita gola e naso. Vorrei uscire al freddo. Alla pioggia. Come il giorno che ci siamo conosciuti.
Eri un bastardo, amico mio. Ti chiamo così, anche se non lo meriti... Ma quando vivi sul filo del rasoio e tiri avanti soltanto grazie all'aiuto di un altro, lo devi per forza chiamare in questo modo
Un poco di ti invidio. Tra quattro assi. Non avuto la morte che meritavi, vero. Perchè qualcuno ha mai questo dono ? Eppure qualcosa, alla fine della vita, sei riuscito ad ottenere.
A me, Sisifo, il masso sempre sfugge. Ogni ricomincio da capo, sperando non più nel successo, ma, almeno, nella quiete.
Guardo gli altri. Cerco di indovinare i loro pensieri. E' buffo, ma credo che non esista conversazione più sincera di quella che si ha con un morto. Ognuno ti avrà detto la sua verità. Insulti. Parole d'amore. Non temono nulla. Ma io che dirti ? Soltanto dolore.
O forse... Non prendermi per sciocco. Non fanno che venermi in mente i momenti buffi che abbiam trascorso assieme. Le risate grosse e disperate di ogni volta che avevamo salvato la pellaccia.
L'ultima volta che ci siamo visti. Ubriachi di birra e ricordi. Le tue ultime parole prima di salutarmi.
Ripensandoci, in qualche strano modo, vorrei solo per un momento tornare là. Ed esser riportato indietro.
Essere lì, solo per desiderare di tornar di nuovo. E sentirmi vivo
Come sempre avevi ragione...
Luca era stanco. Sempre di corsa... La mattina, con la scusa di scroccare un pranzo, si era imbucato in uno di quei pranzi offerti dalle correnti democristiane. Quella di Marini, gli pareva...
Bah, discorsi così noiosi e astratti... Ad un certo punto aveva spento il cervello. Però a tavola... Si era strafogato. Tanto pagava Pantalone !!!
Il pomeriggio a scuola. Il preside che vedeva troppi telefilm americani, aveva deciso di festeggiare le Quinte con la consegna di una targa.
Ai rappresentanti di classe sarebbe toccato tenere un discorso. Un rinfresco e cena al ristorante, offerta dalle classi ai prof. Un modo per tenerli buoni.
Gli esami sono vicini e poi non si ricordava più quella canzone di Venditti. Però, per colpa di Marco, il suo compagno di banco, gli era entrata nelle orecchie... La canticchiava sempre.
Insomma, a Luca toccava tenere il discorso. Con la promessa di portar tutti in gita scolastica a Tenerife, era stato eletto. E cosa strana, con la complicità del prof di italiano, c'era riuscito.
Ufficialmente dovevano andare in giro per vulcani e piantagioni di banane. In pratica, sole e discoteca.
Però adesso l'onore del discorso. Si era consigliato con tutta la bande e... Fe di se allegra vendetta.
Mimmo, quello dell'altra classe, aveva pronunciata la solita orazione paludata. Lui invece, si era divertito a prendere in giro prof e compagnia....
Alla fine, un trentasei non si nega a nessuno. E vuoi mettere la soddisfazione di togliersi un sassolino sulla scarpa.. Mejo 'na bona risposta che 'na cattiva amicizia.
Tutti si abbuffavano e brindavano, opportunamente servili. La televisione era accesa. Un cugino di Billo partecipava a Scommettiamo Che... Doveva far girare sulla punta dell'indice un pallone da basket, per tutta la trasmissione. E che ce vo ? Commentò qualcuno... Certo, provace tu se ce sei bono.
Luca uscì, per far due passi. Con lui Pris. Dai tempi di Tenerife, filavano. Stavan guardando le stelle, pensando a qualcosa di romantico. O al futuro.
"A 'mboscati, non sapete che è successo ?"
Era il prof di italiano, forse ubriachi
"Il cugino di Billò non ce l'ha fatta ?"
"No, je la sta a fa'... 'Nveca hanno fattò saltà 'n aria Falcone... Ammazza che botta... E me raccomanno,attenti a nun fa fiji"
E se ne tornarono dentro, per l'ultimo brindisi

La Storia è costituita dall'intrecciarsi delle nostre piccole vite. Mentre vago per una Centocelle vestita a festa, in onore del suo santo patrono, i miei occhi si fermano suoi luoghi e sui racconti che gli danno forma. Per tener traccia dei ricordi.
Pensieri vaghi e disordinati. La richiesta di insurrezione, da parte di Radio Londra, con la parola in codice Elefante. Peccato che nessune ne avesse intuito il significato. La risposta del Gobbo der Quarticciolo al diktat di Togliatti per la consegna delle armi ai GAP " Pijasse er fucile e cominciasse a sparà, 'nvece de nascondese tra le sottane der Papa".
Il generale Clark che si ferma a mangiare all'osteria da Zi' Checco. E si strafoga di gricia. Le battaglie dei partigiani romani a Tor Pignattara, per i vicoli del Mandrione e alla Pantanella, per aprire la strada alle autocolonne americane. La storia di Ugo Forno, dodici anni, ucciso da un mortaio tedesco mentre cercava di difendere un ponte di ferro sul fiume Aniene, all'altezza dell'aeroporto dell'Urbe.
Il bisnonno del ragionier Gillo, l'unico che biascicasse un poco d'inglese per tutta Centocelle, assunto come traduttore dal comando americano, che nel novanta per cento dei casi interpretava creativamente frasi ed ordini. La caccia alle gallette ed alla cioccolata. Alle sigarette ed alle "mette e vegetabele". Mio nonno che acquista il soprannome di Misdea, translitterazione romana del termine Mister.
Gli sfottò a Poletti, il colonnello italo-americano che doveva amministrare gli aiuti alimentari. Poletti, Poletti, meno chiacchiere e più spaghetti. Le lamentele sul fatto che il pane americano facesse schifo. Il tentativo di insegnare il baseball a Villa Borghese.
E la storia dell'indiano alto due metri che da una jeep cercava di dirigere il traffico a Porta Maggiore, già prigioniera di ingorghi. Lo sempre creduta una balla. Poi ho trovato il suo nome su un libro. Jim Delavey. Apache.
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Da buon romano goloso, Aldo Fabrizi era appassionato dei dolci di Piperno. E la storica pasticceria del Ghetto spesso diventava sfondo delle sue leggendarie imprese.
Una volta, si presentò in carozzella davanti al negozio, chiedendo del proprietario, anche lui notoria buona forchetta. I commessi dissero che era in ferie ad Anzio. Ed il fratello della Sora Lella così se ne uscì:
"E mica posso annà fino ar mare! Io nun me potrei adattà a voi, comunque..."
Si chinò verso l’interno del calesse e tirò fuori lunghi pacchi di pasta, di una marca pregiatissima.
"Tiè, a ’sto punto magnatevela voi"
Un'altra volta, invece, l'attore, alle cinque del pomeriggio preso da un certo languorino se ne uscì con un
"A Pipe’, mettemose qua!"
Apparecchiò un tavolini in mezzo alla strada. Ordinò supplì, filetti di baccalà e carciofi alla giudia, coinvolgendo i passanti in un'enorme "magnata"

Ieri sera, rimpatriata con la comitiva di venti anni fa... Poco è cambiato, nel bene o nel male. Non una ruga o un capello bianco, certo.
I difetti son rimasti identici. Ed è strano come tutto sia continuato negli stessi, placidi binari.
L'unica eccezione Valentino. Era chiuso in un ufficio, a programmar computer. Un giorno ha mandato tutti al diavolo. Si è ritirato in una cascina in Toscana. Suona in una band. Dipinge. Lavora nel sociale.
Tutti ad applaudirlo, invidiosi. Ma a fine serata ci gela con una semplice domanda. Ci vuol più coraggio a continuare o a fuggire ?
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La pizzeria accanto a casa der Fenice, pe' festeggià la caduta der governo, aveva deciso de organizzà 'na grande polentata. No a gratise, naturalmente, ma a prezzo politico.
E dato che quella nota pe' essè economica, prezzo politico era sinonimo de molto poco. E li centocellesi, indipendentemente dall'idea politica, avevan partecipato 'n massa.
S'era ricacciato pure er Conga, solo pe' lo scopo de fa' er piacione co' Anna, cameriera e, a tempo assai perso, studentessa de cinema ar Damse.
Anna che scema nun era, anche perchè er Conga, nonostante er soprannome, 'n bon partito era, je reggeva bordone.
Tra 'na spianatora e l'altra, se ne uscì co'
"Ah Conga, hai sentito di Milano ? Han trovato un pitone reale semiparalizzato per il freddo nel giardinetto di fronte all'Agorà, il palazzo del ghiaccio"
'Nvece de 'na battuta su l'effetto Serra e sul fatto che nun c'erano più le mezze stagioni se subbì un
"Embe"
"Non è una cosa normale"
"E perchè tu abiti a Via Anagni"
"E mo a Centocelle si trovano più pitoni che gatti"
"Guarda che poco ce manca. C'hai presente er Gundam ?"
"Come no, quello che se spaccia pe' ventenne pe' rimorchià ?"
"E trova pure la fessa che ce casca ?"
"Come no e gli scrocca pure la cena"
"Dunque, pe' 'na serie de sfortunati eventi, dovuti a 'na zia pazzarella e 'nnamorata dell'Asia, je so' toccati in eredità Tizio, Caio e Semproni, numero tre pitoni, ma lunghi pe' esse lunghi. Che c'hanno pure er difettaccio d'esse esploratori. Quanno Gundam meno se ne accorge, je scappeno e cominciano a girà per quartiere"
"Madre. Pensa la paura a trovasseli davanti"
"All'inizio. Poi ce se abitua a tutto. Je se riportano... E chi c'ha da fa... Je fa 'no squillo
Aho te li vieni a prenne li serpentacci tua che sinnò ce inciampico
Anzi, mo lo chiamo er Gundam, pe' dije che, a scanso de equivoci, desse 'no sguardo ar rettilario suo"

"I gojim sono stupidi" disse il rabbi al vento
"Adesso saccheggiano le nostre case e scavano nei nostri giardini e non sanno che il meglio ce lo siamo già portato via".
"E cos'é il meglio?" chiese il vento.
"È la nostra storia" rispose il rabbi.
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"Aho, ma che è sto locale Indie"
"Sarà quarche cosa de etnico"
"Sì, vabbè, ma so' 'ndiani de America o 'ndiani de 'Ndia"
"E me lo domanni a me... Che differenza fa ? Sempre etnico è "
"No è che sè d'America magari ce faranno vestì come Toro Seduto, se è de 'Ndia..."
"Da Sandokan, la tigre corpisce ancora"
"Eh, 'nfatti"
"Morè, ma ce pensi o te ce vengono spontanee ?"
"Ce lo sapremo ridì. Comunque perchè 'namo a festeggià lì"
"Perchè all'amico nostro l'ha chiamato la ex"
"E se rimetteno 'nsieme ? Nun sia mai"
"No, ormai li sentieri so'differenti. E che... Lo sai perchè se so' mollati"
"'Na storiaccia de corna"
"Nun proprio. E che lei odiava er monno suo. L'ambiente 'n cui s'è fatta grossa. E' 'nnata ar Norde. Ha deciso de diventà differente. 'Nsomma 'na tipa da Milano da bbere. E così ha perso la cosa più 'mportante. Se stessa. L'amico nostro je lo diceva sempre, perchè la vedeva 'nfelice, ma nun j'ha mai dato retta... Finchè nun se so mannati ar diavolo"
"E mò..."
"Lei j'ha dato ragione... Ed è tornata felice"
"Pe' questo se festeggia ?"
"No, pe' la vittoria postuma..."
"Che famo, Giamà, entramo?"
Nun c'ereno 'ndiani, de nisuna specie. Sortanto reduci de l'anni Settanta. Capirono a 'n tavolo accanto a li cuggini brutti de li Beatles.
Sur parco 'n barbaciano... Attaccò a cantà cor Ma il Cielo è sempre più blu. E finirono la serata a cantà e a danzà su li tavoli.

"Lo vedi quello che sta lì, solo soletto ?"
"Embè è pitto"
"No, mica c'ha la faccia colorata"
"Taci 'gnorante, è che è der popolo de li Pitti. Quelli che 'na vorta se magnaveno li missionari"
"Ma che stai a di?"
"Me l'ha raccontato nonno che a su' vorta je l'aveva detto er nonno suo. Papa Gregorio, dopo avè convertito li Angli e li Sassoni, mica s'era contentato. Aveva deciso, senza chiedeje er parere, che pure quelli più a nord doveveno esse battizzati"
"E perchè ?"
"Perchè 'n Paradiso, più semo, mejo stamo"
"Ma così nun stamo stretti ?"
"No, c'è 'na marea de spazio... Comunque più capocce ce stanno, più c'ha possibilità de fatte du' chiacchiere decenti. Se semo solo io e te, ce stancheremo prima o poi de ascoltà le stesse identiche boiate. Comunque er Papa Gregorio mannava li missionari, ma questi nun daveno notizie. Cioè mica come tra li slavi che appena se ne converte mezzo, t'arriva la lettera pe' chiede la nomina a vescovo. Ad un certo punto, je veniva pure er dubbio che fossero stati li pagani a convertì li missionari. Finchè je arrivò 'na lettera dar Nord
Papa Gregò, quelli che c'hai mannato dicevano tante cose 'nteressanti. Peccato che 'n improvvisa malattia l'ha mannati dar Dio tuo. Ce 'ne manneresti gentirmente 'n altro po', perchè li discorsi che faceveno ce 'nteressavano 'na cifra assai ?
Ma ce raccommanamo, mandaceli paffutelli, che resisteno mejo a li rigori del clima nordico.
Tu se fossi stato Papa Gregorio che avresti fatto ?"
"Je l'avrei mannati"
"E 'nfatti manno er nonno de mi' nonno co' 'n antro diacono. Nun te dico che viaggio. Alla fine arriveno a 'sto postaccio. Solo nebbia, pecore e erbacce.
Se troveno davanti 'na tribù co' li denti affilati. Li guerrieri se avvicinano co' spade e lance, parecchio minacciosi. L'antenato mio tira fori er crocione a scanso de equivoci.
Tutti li sordatacci depongono l'armi e je vanno 'ncontro, tutti felici. L'abbracceno, li tasteno, je danno pizzicotti. Li pijano a cavacecio, mentre er resto de la tribbù continua a gridà, stasera festa granne.
L'antenato mio era proprio contento de 'sta accojenza. Li portano dentro la capanna der capo tribù.
Missionà, finalmente, nun potete capì quanto ce sete mancati. Però ve vedo stanchi, 'nporverati. Nun gradireste 'n bagno caldo prima de comincià a predicà.
E tu come fai a di' de no, dinanzi a tale gentilezza ? Se ritrovarono dentro 'n bel calderone de metallo. Però daje che l'acqua scottava.
E l'antenato mio chiese che erano quelle cose che galleggiaveno. Saranno essenze rare. Robba pe' lavasse. Nessuno de li due era come li bizantini, esperti dell'argomento. Guardarono mejo. Ammazza, è 'na cipolla. 'Na carota. Du' funghi. Co' ste cose mi'cognata ce fa lo stufato de maiale. Se guardarono negli occhi. E' pe' nun sapè nè legge, nè scrive, se diedero a la grande. Ma me stai a ascoltà"
"Ma che c'ha ar piede er Pitto"
"'Na catena, attacca a 'n sassone"
"No, nun lo vedo 'n antro de straniero strano"
"'Mbecille, 'ntendevo sassone come sercio grosso assai"
"E parla come magni"
"Sarà pe' fa penitenza"
"Mi' cugino voleva fa 'na cosa simile, pe'avè fregato Assuntina a Frangipane"
"E..."
"Niente, ha cambiato idea quanno lui l'ha ringraziato"
"Beh, pure sopportà Assuntina... Li peccatacci li sconti bene"
"Dai 'namo a chiede"
"Buongiorno, bon omo. Scusassi se noi eventualmente la disturbassimo, ma io e er collega mio, se è cosa lecita, vorrebbimo sapere il perchè di tale baracchino"
"Io Nathalan. Io nobile"
"Piacere. Io Marco. Sellaio. Lui Andrea, beccaio"
"Anno fa, coltivare terra, per dare tutto poveri"
"Bella usanza che ci avete. Da noi a Roma succede er contrario. Noi poveri lavoramo, pe' da tutto a li nobili"
"Grande tempesta però distruggere raccolto. Io prendere Padreterno male parole"
"'Mmazza quanto so 'gnorante. Quello è ramo de Giove Pluvio"
"Famme 'ndovinà. Lui t'ha risposto a furminate e tu te sei messo paura ?"
"No. Io grande rimorso. Io fare penitenza. Venire pellegrinaggio Tomba Apostolo Pietro e Apostolo Paolo. Finito rompere lucchetto"
"Certo che a Nord ci avete grossa crisi"
"Dai che è finita. Stasera vai dar Fabbro. Cumunque San Pietro nun apre prima delle tre. Rinfocillate. Offrimo noi. Beppe, tre quartini e 'no storione"
Beppe brontolò, ma fece 'n fretta
"Brinnamo ar Pitto e ar pellegrinaggio"
Arzarono li bicchieri. Poi spartirono er pesce
"Aho, ma che c'ha messo dentro ?"
E ritrovarono 'na chiave
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Quando San Bernardo seppe che la crociata che con tanto ardore aveva predicato, si era trasformata nell'occasione di pogrom antiebraici nella valle del Reno , si mise in cammino in pieno inverno, stanco, vecchio, malato, girando per strade e piazze per fermare gli invasati.
E tanto fu efficace che il rabbino di Bonn, Efraim, annotò:
"Il Santo abate ha salvato Israele"