Inserto speciale |
|
Racconti di Alessio Brugnoli
|
Era passato più di un anno da quanto Giulio aveva cambiato vita. Ed il Tempo, come diceva la saggezza degli antichi, si stava mostrando ottimo medico.
Gli capitava ancora di ripensare ai giorni della consulenza. Non più rancore, ma con quel distacco malinconico simile a quello degli anziani, quando ricordano gli amori della giovinezza.
I volti degli idioti che aveva incontrato o dei burocrati che l'avevan ferito, si stavan scolorendo. Rimanevano vividi soltanto quegli amici. Di chi aveva sputato sangue con lui per innumerevoli notti
Sorrideva persino del mobbing. Gli aveva insegnato a riempire con le piccole cose del quotidiano il vuoto che gli si nascondeva dentro.
Alla non era la cosa che gli aveva fatto più rabbia.
Era il servilismo della sua vecchia società: per un anno lo avevano additato a pubblico disprezzo, chiuso in uno sgabuzzino, ignorato. Era bastata la telefonata di un vecchio amico, improvvisamente divenuto dirigente in uno dei principali clienti, per fargli piegare la schiena. Ed il reietto era divenuto l'eroe del giorno.
Insomma, la consulenza gli aveva lasciato ben poco. L'abitudine di alzarsi in piena notte, passeggiando per strade vuote, alla ricerca di chissà cosa. Una chiacchiera con un ubriaco o con una puttana. O con nottambuli fermi ad aspettare il primo tram.
Guardò la luna piena riflessa sui Navigli. Non vi era neppure il ricordo del trambusto dell'Estate. Si sedette accanto a Ion, il moldavo che ostinato provava a pescare nella poca acqua rimasta. Il suo modo per lottare per la noia. O per scavare in se stesso.
Li raggiungeva spesso una vecchietta. A volte si lamentava dei vicini di casa, del loro trambusto che le impediva di scrivere versi. O degli infiniti lavori edili, con la polvere che oscurava il sole.
Più spesso si godeva la compagnia del silenzio. All'alba andavan tutti e tre a ber qualcosa in quel bar sulla Darsena, aperto tutta la notte.
Un ultima sigaretta assieme e ci si salutava, mentre Milano pigra si godeva il primo traffico
Non la vedeva da Maggio. Ion, nei rari momenti di loquacità, gli aveva detto che era stata ricoverata per problemi di salute, ma non sapeva in quale ospedale fosse.
Peccato, a Giulio sarebbe piaciuto andarla a trovare. Un mazzo di fiore, qualche cioccolatino, un rhum invecchiato, per brindare a chissà cosa.
Ion ripose la canna da pesca
"E morta"
"Peccato"
"Pare fosse una poetessa nota"
Tirò fuori dalla zaino una bottiglia di un liquore impronunciabile. Ne bevve un sorso. Lo passò a Giulio.
Brindarono a lei. Ed alla notte superba.
La bottiglia vuota finì nel Naviglio

Er Conga, stanco de le vicenne meneghine, e nun volenno essè coinvolto ne le manie de Cobra che s'era 'mpelagato 'n vicende artistiche, decise de fasse 'na gita ar lago.
Ci aveva 'n'amica, niente di più, er problema che la scintilla propio nun voleva scoppià, a Carete sur lago de Como.
Mettemola così. Quanno stava a scola, li Promessi Sposi, nun li digeriva. Però, bazzicanno li stessi posti de Renzo e Lucia, 'na tentazione de rilegge le paginoni der Sor Sandro, je stava a ritornà. 'Sti pensieri je bazzicavano ner cerebro, mentre se gustava 'n ber piatto de pesce.
"Terun, ti sei addormentato"
"Ah Simò, me stavo a godè er cibo. E che ce dovemo 'ngozzà ? Però te dico, qui è er paradiso der Pescatore"
"Una volta non era così"
"Maddai"
"La conosci la storia di Sant'Albino ?"
"None. Però ci avevo 'n professore de matematica ar Liceo che s'appellava così. 'N sarapico mica da poco"
"Qui a Carate si faceva la fame. Non si riusciva a tirar fuori dal lago un pesce che fosse uno e quindi gli abitanti si rivolsero giustapppunto a Sant'Albino, protettore del paese"
"E fecero 'na processione cantando viva viva Sant'Arbino, protettore de l'animaccia mia"
"No, semplicemente un voto. Se vi fosse stata una pesca miracolosa, avrebbero dedicato al santo una messa cantata"
"Certo che li paesani tu se so' sprecati, eh ?"
"Erano veramente tempi terribili e non si potevano permettere di più. Comunque, per quello che narra la leggenda, qualche pesce restà impigliato nelle reti, ma invece che miracolosa, la pesca a malapena permetteva di guadagnare i soldi per la messa"
"E' apparso er santo 'n mezzo ar paese gridanno a purciari, tieh ? "
"No, però sai il fatto di dover vendere tutto e restare a stomaco vuoto non è che entusiasmasse tanto caratesi. Quindi andarono dal Santo, con il capo coperto di cenere, e se uscirono dicendo
"Mejo 'n pescatore vivo che 'n devoto morto ?"
"Sì, chiesero al santo di rinunciare al dono della messa, visto che ne avevano più bisogno loro.."
"Er Santo nun la pese sportivamente..."
"Infatti, fece sparire il poco pesce rimasto.. E per reazione, i caratesi presero la sua statua e la bruciarono. Così nacque il soprannome di abbruciasanti"
"C'avessero avuto antenati de Centocelle ?"

Milan, l'è on gran Milan, ma certo che pe’ noi romani vivece è ‘n peso. Nun conosci nisuno, la gente parla e penza strano. Tutti de corsa, ma poi ‘n finale che ve corete. Ve agitate, ve agitate, tanto la Commare secca viè pe’ tutti. Coremo tanto, pè fa’ tera pe’ ceci all’arberi pizzuti
Ripetevo spesso 'ste parole a l'amici meneghini. E me veniva da ridè che trovannome all'alberi pizzuti, come visitatore, ce tengo a sottolineallo, a scanso de equivoci, invece de stamme quieto e tranquillo, me toccava girà come 'na trottola.
La corpa, come sempre, era de mi' padre. Mentre me godevo l'abbiocco de la pennica, m'aveva buttato giù dar letto.
"Aho, 'namo a trova zi' Giggetto"
Dopo quarche sbadijo e 'n paio de te attacchi, me decisi de seguillo. A le quattro de pomeriggio, co' 'na calla che pareva de vedè li cammelli 'n giro, eravamo ar cimetero de Montelanico. Solo noi.
"A papà, ma te ricordi 'ndo è seporto ?"
"None. Fa 'no squillo a mammma che lei è 'sperta de ste cose"
Naturarmente, se le cose possono annà male, vanno male. Timme nun c'aveva 'na tacca manco a pagalla oro. L'antri cellulari, scarichi.
Cominciammo a cercà Maria pe' Roma. Dentro de me, penzavo:
"Zì' Giggè, vabbè che da vivo eri girandolone, ma pure da morto, nun te riesco a beccà".
Passò più de 'n' ora. Ormai era 'na questione de puntijo. Nun ce volevamo arrenne.
Alla fine, ce cadde l'occhio su 'n fornette attufato. Era lui e la moje zia Ennia, l'Americana, detta così perchè più elegante e raffinata de le medie de le signore de Torre Angela. Però, mica la foto je rendeva giustizia. Quanno l'ambruttiva.
'Nvece, zi' Giggetto era tale e quale. Stesso soriso e faccia da schiaffi. Era 'n genio, co' de le mani d'oro. Je davi quarsiasi accrocco meccanico o elettrico, co' tante lucine, 'n triccheballacche, 'nsomma pe' capisse, e lui te lo smontava, te lo rimontava e te lo rendeva mejo.
Da lui avevo ripreso lo spirito eretico, quarcheduno direbbe da rompicojoni, l'odio pe' le tasse, ma no er talento manovale che m'era proprio rimbarzato.
Quarche lacrimuccia, poi 'n sorriso. Mi padre se 'ne accorse.
"Aho"
"Gnente, stavo a pensà a l'urtima volta che ce semo visti, ar funerale de la moje. C'era zi' prete che stava a fa' 'n predicone, da fa schiattà de 'nvidia er Papa.
Però a 'n certo punto se ne uscì.
Perchè Ennia è nel Regno dei cieli ed il suo Luigi non vedrà certo l'ora di raggiungerla.
Lui se lo guardò, fece er gesto de le corna e gridò:
Ennia mia, te vojo tanto bene, ma porta pazienza... Famo più tardi che sia possibile
E tutta la chiesa se sentì male per troppo ride"
Mi padre me guardò e tirò fori 'na bottija de vino da la sporta der ghiaccio. Riempimmo tre bicchieri.
Con du', brinnammo a la salute de Giggetto. Er terzo, lo versammo su la su' lapide, tra li fiori secchi
![]()
Era un sabato sera, di quelli meno noiosi del solito. Thomas mi aveva fatto uno squillo.
Gli si erano presentati davanti all'improvviso una coppia di amici svedesi e non sapendo cosa fare, mi aveva convinto, in cambio di un abbondante aperitivo alla Ringhiera al Naviglio Grande, a far loro da guida.
Si erano divertiti, più per il mio inglese maccheronico che per la mia competenza meneghina. Di riffe e di raffe, si eran fatta quasi mezzanotte.
Entrai nel palazzo, attento a non far rumore, per evitare le ire della portiera. Ogni volta che attendevo l'asmatica ascensore, sorridevo al contrasto tra l'irreale silenzio che mi avvolgeva ed il caos di Via Pavia.
Arrivai al quarto piano. Uscii sul pianerottolo, concentrato a non far sbattere la porta della cabina, quando rischiai di inciampare in una bella ragazza, svestita con eleganza che dormiva alla grande, russando come una locomitiva
La testa appoggiata su un cuscino ed il corpo ad ostruire il passaggio.
Ehm, dire che fossi preoccupato era una bugia... Più che altro provavo uno strano sentimento, misto di irritazione e curiosità.
Alla fine, decisi di applicare il vecchio principio romano del vivi e lascia vivere. Ma ahimè la signorina russava ben più di mio padre, ritenuto dal resto della famiglia un luminare nella materia, e dopo una mezz'ora di inutile tentativi di prender sonno, decisi di passare alle maniere forti.
Presi una bacinella, essendo un gentiluomo non la riempii sino al bordo e procedetti al gavettone.
Un secondo dopo aver gettato l'acqua, mi resi conto di rischiare reazioni inconsulte. Invece lei, dopo essersi stirata come un gattina se ne uscì con un
"Grazie per la doccia"
Io mi guardai intorno, cercando tracce di cocaina. Lei riprese con un
"Cavoli, ma non mi dici niente"
"Ma ti pare il posto dove dormire ? " fu la prima cosa che mi venne in mente
"Sentivo caldo. Ma tu ce l'hai un nome"
E così conobbi Jenny. E dopo qualche giorno, mi ritrovai catapultato nella versione live e meneghina di Colazione da Tiffany ossia brioche da Cova, in Via Monte Napoleone.
Infatti, come mi disse quella notte Jenny, mentre tentava di convincermi che uno sbagliato alle 4 quattro di mattina era un toccasana contro lo stress del quotidiano, faceva la toletta, a spese di vecchioni dal ricco conto in banca.
Il che mi metteva al sicuro dalle sue brame, sia per l'età, sia per il reddito.
Ogni tanto scroccavo qualche invito alle feste in cui era ospite d'onore, spacciato per lontano cugino, dove mi annoiavo con dignità e risparmiavo sulle cene.
A volte mi faceva usufruire della sua lavatrice, il mio bagno è troppo piccolo per ospitarla e... Insomma comprare elettrodomestici significa arrendersi definitivamente a Milano.
Ogni tanto si invitava a pranzo o a cena dal sottoscritto, portando bavaglino, coltello e forchetta, perchè non è igenico usare quelli della case altrui e persa tra il caos di libri, riviste, leggeva i miei appunti
"Certo non sei Truman Capote"
"E tu non sei la Hepburn"
Ridevamo, canticchiando Moon River, attendendo il sushi dal giappo sotto casa.
Finchè non conobbe un ricco avvocato cinquantenne. Se ne andò una mattina, per trasfersi nella sua villa a Bellagio
![]()
Ieri mattina, il buon vecchio Ale, tornato dall'Islanda, ha incominciato a distribuire regalini.
A me è capitato un troll, abbastanza simpatico, mentre ad un mio amico collega appassionato di musica, un cd di Hallbjörn Hjartarson, il più grande, nonchè unico, cantante country islandese.
Hallbjörn era un normale abitante dell'isola dei ghiacci, tutto gayser e merluzzi, finchè nel 1957 trovò lavoro nella base USA di Keflavík. Lì cominciò ad ascoltare la musica delle grandi star del country, Johnny Cash, Merle Haggard,Buck Owen e se ne innamorò.
Nel 1960 migrò a Reykjavík dove fondò la sua band e nel 1963 si trasferì a Skagaströnd, dove cominciò a far tour e ad incidere i suoi 10 album.
Nel 1983 fondò Útvarp Kántrýbaer, stazione radio specializzata, come ovvio, in musica country
Insomma, onore a Hallbjörn, cowboy del nord, capace di inseguire sogni, al di là del banale quotidiano
![]()
Er Conga scenneva a Centocelle armeno 'na vorta ar mese, pe' 'na serie de motivi.
Respirà l'aria de casa, pe' quella meneghina fa veramente schifo. Portà li panni a lavà a la sora Rosa, perchè nun c'ha li sordi pe' comprasse la lavatrice, nun sarebbe proprio vero, però... Cobra perlomeno c'ha la scusa più seria che ner bagno suo nun c'entra.
Fa rifornimento de porchetta e de romanella, che su nun se trova manco a pagalla oro. E aggiornava er resto de la bande de le vicenne della comunità centocelle 'm esilio. Vicenne che voi o nun voi, ne l'urtimi mesi riguardaveno er poro Ermanno.
"Aho, l'Ermanniutifulle come procede ? Ha sparato a quarcheduno ?" chiese er Giamaica, sorseggiando ar bare 'na bella bira e gazzosa
"No, nun spara... Er problema è che ar massimo molla du' pizzoni ar marito fijoir prodigo e che questo, da maresciallo de li carrubo, lo mette ar gabbio. E 'sto pericolo ha attivato Cobra che, applicanno la saggezza de l'antichi, ha deciso che chiodo scaccia chiodo, presentando 'na bella morona a Ermanno"
"Lui presenta tutte a tutti, ma pe' se stesso nun ce pensa ?"
Er Conga stette pe' aprì bocca, poi se ricordò della consegna der silenzio che j'era stata imposta e della minaccia de rappresaje da parte dell'amico
"No, Cobra è 'n grande saggio. E' convinto, 'nfatti, che la vita è troppo breve pe' sprecalla 'a beve vino cattivo e a fasse pija pe' culo da le donne"
"Contento lui... Dicevi de' Ermanno"
"Ermanno, pure perchè 'sta morona c'ha er suo perchè, nun è rimasto scontento, hanno cominciato a vedesse, finchè nun se ne è uscita la settimana scorsa proponendoje de annà co' Cobra e co' artri amici a la Biennale de Venezia"
"Ah, 'ndo espongono tutta la monnezza de Malagrotta e la chiameno Arte"
"Sì, sì proprio quella"
"Posso capì Cobra che è matto pe' ste cose...Ma Ermanno... E proprio vero che tira più 'n pelo..."
"Sempre li soliti vorgari. Nun è proprio così. Primo Ermanno, nun sapendo che fosse la Biennale, non sospettava de la fregatura. Seconno, lui non era mai stato a Venezia e pure se je l'ho proponevamo noi, ce sarebbe venuto"
"Dimo così"
"'Nsomma, venerdì appuntamento era 'n Stazione Centrale, quella 'n stile assiro-milanese, pe' er treno de le 15.05 diretto a Stazione Venezia Santa Lucia.
La morona telefona a Ermanno, dicenno che nun faceva 'n tempo pe' pijallo. Mentre Cobra parte lo stesso, Ermanno, pe' fa' er signore, l'aspetta, pensando, aho, l'altro treno è tra venti minuti, che problema ce sta, je posso offrì pure 'n caffè.
La morona arriva, baci e abbracci... E 'ntanto cominceno a cancellà treni pe' Venezia. Risultato, hanno preso quello delle 16.35 che pareva er trenino de la Casilina alle Sette de sera.
Vecchi donne e bambini, tutti 'n piedi. Ermanno che è 'n signore, co' la corruzione, è riuscito a fa' sedè la morona, mentre lui s'è fatto 'n piedi sino a Mestre
Arrivati, ha chiamato Cobra
Aho, do' dovemo venì ?
A Murano
E come ce se arriva
Pija er traghetto
Sì ma quale
Quello nell'imbarcadero davani a la stazione. E scenni a la fermata Vernier, come la presentatrice"
"Sì ma nun vale, Cobra conosce Venezia mejo de Centocelle... 'Ndo è finito Ermanno ?"
"A essè finito a Murano, c'è finito. Ma 'nvece che er diretto, quello che 'ntendeva Cobra, ne ha preso uno... C'ha messo 'n' ora. Ha fatto pure er periplo dell'isola der cimitero.
Comunque, appena so' scesi... 'Nsomma, s'erano fatte le otto. Era ora de magnà. Co' Cobra, cominceno a cercà 'na pizzeria. Nun l'avessero mai fatto. Pare che a Murano, a quell'ora cade er coprifoco. Oh, li ristoranti je calaveno la saracinesca davanti ed era venerdì sera."
"So' rimasti digiuni ?"
"No, se sò 'nfilati a 'n ristorante sur mare, de lusso estremo, cor violinista che sonava certe musichette romantiche... Pensa che 'na birra, 'n' acqua, 'n' insalatina, cinquanta euri a capoccia..."
"E come se chiamava 'sto ristorante, da li Quaranta Ladroni ?"
"Però 'mmagina che atmosfera, da aprì er core come 'no sportello... E la morona...."
"Ha cominciato a cedè ?"
"No a confidasse... Sai Ermanno ce so tante cose che nun sai de me, so' separata, c'ho un fijo"
"Oddio, è 'na persecuzione"
"Cobra se stava a soffocà pe' er troppo ride... Ermanno scuotenno la testa a cominciato a dì
Beppe pe' Beppe, me tengo Beppe mio..."

Godersi il fresco ai Navigli, trasformati in isola pedonale, per Cobra era piacevolissimo. Le zanzare che avevan funestato l'estate precedente sembran esser scomparse. L'unico disturbo, il brontolare del Conga
"A lui o a lei"
"A lei, come gli ho detto io"
"Ancora, Ermanno non diceva sul serio. E poi è troppo innamorato"
"Ma che tipa è ?"
"Io l'ho vista un paio di volte. E' una bella donna, mi pare intelligente, ma non così colta. Ride spesso. Da come si comporta con il nostro amico, assai capricciosa. Però, non bazzicandola"
"Ermanno dovrebbe mandarla al diavolo a lei e all'ex marito. Una bella piazzata"
"A parte che stiamo a Milano e queste cose non si usano... Come ti dicevo, essere innamorati rende scemi. Pure noi, nelle sue condizioni, di boiate ne abbiamo fatte tante. Lui non farà nessuna scenata, per non ferirla"
"E lei però se metterà sicuramente con l'ex marito"
"Ma lo sa pure Ermanno"
"Cornuto e contento"
"Sì. Ma vedila anche sotto un'altra ottica. Ha una dimensione da tragedia greca. E' consapevole del suo destino, sa che è destinato alla sconfitta, eppure non rinuncia a combattere"
"Sì, ma sempre male finisce... Se consolasse con l'ajetto."
" E con gli amici che brindano alla sua salute... Ma che stanno a fa' quelli de Sinistra Critica ?"
"Attaccano manifesti"
"A me pare che siano i manifesti ad attaccare loro. Guarda quello, pare uscito dalla Mummia. Ma gli hanno spiegato a che serva la scopa"
"Me pare de no..."
"Famo la bona azione quotidiana"
" E famo... Certo che gente del genere la rivoluzione... Paghi tuo o pago io ?"

Nun c'era cosa che Cobra odiasse più de le pulizie domenicali der monolocale suo a Via Pavia. No che nun je piacesse da lavorà, anzi. Solo che considerava la sua fatica 'nutile. Pulive da 'na parte, se sporca da l'altra. 'Nsomma, la lanetta pareva senza fine arcuna. L'entropia vinceva sempre. Nun esistevano nell'Universo processi reversibili. Sotto sotto, questo poteva essè applicato pure a l'amore, ar lavoro e a chi più ne ha, ne metta. 'Nsomma se fai 'na strunzata, apparentemente tutto torna come prima... Sotto la superficie, tutto sarebbe mutato.
Perso 'n 'sti pensieri, cor Vetril 'n mano, chissà se era cancheroggeno, squilò er cellulare. Vide er numero der Conga, lì, lì nun volle risponne, poi pensò che era la bona occasione per' scroccaje er pranzo o per l0 meno un brunce
"Conga che voi"
"Adotta Attila ?"
"No, vole sparà all'ex marito de la donna"
"Ermanno... Ma nun ha mai visto 'na pistola 'n vita sua... Ar massimo je po' da du' pizzettoni"
"Sì, ma quello è maresciallo de li carabbinieri. Se Ermanno lo tocca co 'n dito, finisce ar gabbio"
"Ho capito, oggi nun se magna... Aspè che me tolgo la parannanzi e scenno"
E ner pub davanti casa, er Full Moon che lasciava le sedie de plastica fori all'aperto pure quanno era chiuso, perchè convinto, bonta sua, della naturale onestà de li milanesi, se trovò davanti er Conga e Ermanno sbraitante.
"No, io je sparo, l'ammazzo, je faccio tanti buchi che 'nvece de portallo ar Verano, lo usano come innaffiatore"
Cobra se lo guardò
"Aho, trascuranno che ar massimo lo porteno ar Monumentale, ma tu ce l'hai 'na pistola"
"La compro"
"E che vai ar supermercato, damme du' etti de Parma ? Pe' comprà la pistola ce vole er porto d'armi sinnò nun te se filano"
"Lo pijo"
"Famo conto, conoscenno li tempi de la burocrazia italiana che passeno du' mesi... Poi tu la sapresti usà la suddetta pistola ?"
"'mparo"
"Te segni ar poligono... Passano artri du' mesi... Ma te pare che tra quattro mesi, oltre ad essere passata la giusta 'ncazzatura nun potresti essetene trovata 'n'antra ?"
"No, io lo vojo ammazzà"
"Carma, Ermanno, tu che esperienza avresti de ommicidi ?"
"Nessuna"
"Quindi, premesso che l'ammazzi, te pare che se capace de organizzà er delitto perfetto ? Dopo du' giorni li Ris te beccheno e te porteno ar gabbio. Vabbè che stamo 'n Italia, ma armeno quattro o cinque anni ar fresco te li farai, no ? E te pare che quella te sta aspettà a te ? Poi , ammesso abbia 'n talento nascosto e 'nespresso pe' l'omicidio, tutto po essè ne la vita, e nun te beccheno, quella 'sta 'n vedovanza, te se deprime e diventa ancora più rompicojoni de quella che è. Magari se ne va 'n convento e te lascia Attila da mantenè e da sopportà"
Ermanno se grattò er capoccione. Pensò una trentina de secondi e je se 'llumnarono l'occhi
"C'hai raggione... Io convinco l'altro ad ammazzarlo, così pijo du' piccioni co' 'na favo"
"L'altro" ripeterono 'n coro er Cobra e er Conga
"Sì, perchè lei se vedrebbe pure co' 'n terzo..."
"Erma', ma nun sarebbe er caso de sparà a lei..." disse Er Conga, visto che er calcione der Cobra giunse troppo tardi. Prima che a Ermanno je se 'lluminassero l'occhi pe' 'na seconda vorta, però Cobra se ne uscì co'
"Però regà, se fatta 'na certa e lo stomaco mio brontola... Che ne dite de annà a magnà du' arancina da Moncibe"
"E te lo vojo di' che so stato io
e so' quattr'anni che me porto sto segreto..."
![]()
Stavamo a magnacce la solita pizza a li Naviji. Stavorta, er motivo de la riunione ar Coke se chiammava problema etico der porchetta. Er nostro omo de monno era 'ndeciso se mannà ar diavolo a pischella storica de Roma, notoria cacacazzi, pè' 'na bionnona meneghina, 'n sacco caliente. O viceversa.
Noi, ne' la profonda saggezza de l'informatici, je dicevamo che nella vita un baccappè male nun fa e che la bigamia, 'n fonno, 'n fonno era socialmente accettabile.
Er Cobra sbuffò
"Ma che so' problemi questi. Pensate ar poro Ermanno"
Pe' chi nun lo sapesse, sto poro romano s'era messo co' 'na divorziata e relativi fijo a carico, 'na specie de attila e gengize can messi 'ssieme.
"Perchè, mo er pericolo pubblico j'ha bruciato la macchina"
"No, so' problemi de la donna"
"E' 'ncinta. Brinnamo ar Ermannino"
"E me volete fa' parlà ? No, me pare ieri o l'altro ieri je s'è presentato l'ex marito a casa, che l'aveva mollata tre anni fa pe' 'na modellona brasiliana che a sentì er Trucido che pe' i casi della vita lavora co' lui, 'n mese fa j'ha dato er ben servito, cor faccione contrito, amo', me so sbajato, nun c'ho capito 'n cazzo ne la vita, me vojo tornà da te"
"'N mito. E la donna de Ermanno ha preso er mattarello e je l'ha spaccato 'n testa"
"No, nun stamo a Centocelle. Dovete da sapere che la donna de Ermanno nun era convinta che er fijo fosse 'mpunito de natura e l'ha portato da la psicologa che j'ha detto che l'aggressività è fija der trauma de la separazione. Quinni lei, per bene de Attila, sta a pensà de ripijasse er suddetto marito"
"Vabbè, saputo questo, Ermanno, come d'uopo, dopo un fanculo a lei e a Attila, ha acceso 'n cero a Gesù Cristo e ha pagato 'na cena de pesce all'ex marito, pe' er pericolo scampato"
"Questo lo dimo noi, ma fortunatamente, quanno l'omo è 'nnamorato e Ermanno è perso pe' esse perso, ragiona 'n modo differente. E' 'n crisi nera e nun ce dorme la notte. Soffre terribilmente pe' paura de perderla. Anche perchè, se lui fosse sicuro che lei così tornasse felice, farebbe pure er ber gesto. Ma chi je assicura che l'illuminato, tornato a casa, nun ritorno all'andazzo de prima ?"
"'N questo caso, lei j'e mettesse le corna co' Ermanno"
"Ecche è Beautiful. Poi lei c'ha scrupoli religiosi. Pensa che Ermanno m'aveva chiesto de chiede a quer mio mezzo zio cardinale de potè fa quar cosa pe' annullaje er matrimonio. Comunque male che vada potrebbe fa come la moje de 'n mio collega"
"Cioè"
"J'ha detto che je aveva messo le corna e nun era vero. Lui terrone ha fatto l'offeso e se ne annato a dormi pe' un mese a casa de 'n altro collega. Alla fine, anche dopo le minacce di chi l'ospitava, è annato dalla moje dicenno che la perdonava e che se je chiedeva scusa, sarebbe tornato. E lei, aho nun hai capito, senza de te sto 'na meravija"
![]()
Piero è romano. Nato nel 1962, lavora nel campo del controllo di qualità e abita a Via Pavia. Non nel mio palazzo, di fatto sono il più vecchio e faccio da mamma oca ad una tribù di studentelli della Bocconi, ma poco più di trenta quaranta metri da questo. Anche lui conservatore.
L'ho conosciuto un paio di mesi fa, prendendo il caffè al solito bar di Corso San Gottardo. Riconosci l'accento, il Messaggero sotto braccio e cominci a parlare della Lazio e della Roma. Del clima insopportabile di Milano e delle stranezze dei suoi abitanti.
E visto che i quiriti in terra straniera tendon a far gruppo, per sfuggire alla nostalgia di casa, è d'uopo frequentarsi, per scoprire che magari da giovane usciva con una di via dei Castani.
Una di queste sere per sfuggire all'afa e sfidando le zanzare del Naviglio Pavese ci siam presi un aperitivo, nel locale accanto al Maya, di cui non ricordo mai il nome.
Mentre brontolavo di clienti e fornitori, raccontavo dei preparativi di matrimonio di mia sorella, di amori, d'arte ed altri prodigi lo vedo alzarsi, per salutare un altro tizio con il tipico aspetto di chi lavora nel mondo della moda.
I soliti convenevoli, da quanto tempo non ci si vede, che fai e che non fai. Mi annoio educatamente, quando l'altro, ridendo, si rivolge a Piero con
"Brutto fascio, ma le botte che m'ha dato"
E lui scuotendo il campo
"Ma pure quante ne ho prese"
Piero, dinanzi al mio stupore
"Lui era di Autonomia e io, insomma nero"
"Proprio Autonomia no..."
"Insomma, voi gruppettari de sinistra eravate tutti uguali. Neppure voi sapevate la differenza tra 'na sigla e 'n' altra. E non fa quella faccia. Tu non puoi capì che era Roma in quei giorni. Io decisi d'essè fascio il giorno in cui cominciò er processo der Rogo di Primavalle. Il 28 febbraio der 1975. Ce l'ho scolpita in mente, quella data. Quando ammazzarono er povero Mikis Mantakas. Gli scontri a fuoco nelle piazze. La guerriglia urbana. Le molotov"
"Io un po' prima ho fatto politica, ma son del '60"
"E smettila de guardacce così. Tu sei pischello rispetto a noi e non puoi ricordare".
"Certo eravamo coglioni"
"Come tutti a quell'età. Sei convinto d'avere sempre ragione, di poter prendere a pizzettoni il mondo. Noi eravamo ubriachi de politica e vedevamo il mondo in bianco e nero. C'erano i cattivi, l'altri, che picchiavano e sparavano. E noi dovevamo difendece. Me sa che per te era lo stesso..."
"Mi hai rubato le parole di bocca"
"Poi, il peso ossessivo dei morti. Ale, la tua generazione che ha dimenticato tutto o che magari è semplicemente ignorante, non sai che fortuna abbia. Per noi la vendetta, dei camerati nel mio caso, dei compagni nel suo, caduti era qualcosa più di un obbligo. Er patto di sangue che i morti imponevano ai vivi, per essere ricordati."
"Potevamo finì male. Io non ho fatto la porcata della lotta armata perchè c'ho avuto la fortuna d'un papà poliziotto. E non me voleva nessuno, perchè mi consideravano poco affidabile e compromesso con lo Stato plutocrate e borghese"
"Insomma, io perchè... Non ho avuto occasione. Tutto qui. Chiamala casualità, ma se me fosse capitato, ci sarei entrato nei NAR."
"Mejo così. Non abbiamo ammazzato nessuno, non siamo finiti al gabbio.."
"Già. E ci ritroviamo a brindare ad un'Italia che non ci piace... Ma in in fondo non è così brutto viverci"
Ed alzarono i loro Negroni al cielo.
![]()
Er Giamaica entrò trafelato ar negozio der Puma.
"Aho, lo sai chi m'ha chiamato, 'na mezzoretta fa ?"
"Cobra, mo che avrebbe combinato su pe' Milano ?"
"Troppo facile... Ermanno"
"Nun me di... Come je va er bare a Bergamo ? S'è ripreso da la vedovanza"
"Poraccio, ha passato giorni traggici. Ma se sta riprenne. Pensa che sta a frequentasse co' una"
"Bono"
"Però questa è divorziata"
"E' cosa commune"
"E c'ha 'n fijo"
"Capita pure questo. Famme capì o Ermanno nun l'accetta, oppure er pupo non accetta lui ?"
"Nun proprio... Ermanno l'accetterebbe pure, ma pezzettini piccoli. Er pupo è peggio de Attila, de Bin Ladene e de Itlere messi 'nsieme. Nun sai che j'ha combinato sabbato"
"Ma su pupetti..."
"Dunque lui, la madre e er pupo era 'nnato a Rivolta d'Adda, do' ce sarebbe 'na specie de Giurassiche Parche, co' tutti li dinosauri. Mentre stava a fa' er picnic, co' la coda dell'occhio vede 'na comitiva de 'na ventina de persone, che aveveno occupato e autogestito tutti li barbecu der parco. Cucinaveno de tutto. Castrato, pollo, abbacchio, porco...
Uno je sembrava Cobra. Ma da 'na parte, nun po' essè, pensava tra sè, 'nsomma che ce farebbe da 'sti pizzi, e dall'altra era troppo 'mpegnato a core dietro ar pupo, rischianno er coccolone, pe' approfondì"
"Nun me dì che non lo sapeva..."
"None, ma se nun se sentono da lì tempi der Giubileo... Comunque, ner pomeriggio, er pupo s'era deciso a arrampicasse e fa scivolarella su la coda der brontosauro e Ermanno ne approfittava pe' fasse 'na pennica, sentì 'na risata che nun finiva più.
Quella nun po' essè che de Cobra. Se avvicinò, baci, abbracci, 'nvedi chi ce stà, proprio 'n Padania ce dovevamo vedè. E nun finisce qui. Come sai, ultimamente, o perchè ha fatto li sordi, o pe' la storia dell'avanguardia, er Cobra è sempre accompagnato da belle fijole.
Ermanno conosceva pure 'na de queste, pe' 'na vacanza de estrema socializzazione a Ibiza"
"Altro che Carramba"
"Sì, mentre chiacchieraveno, er pupo se ne accorge. Scenne dar brontosauro, se 'vvicina de corsa a Ermanno e comincià a gridà Papà... Sia la bella fijola, sia Cobra assumono a faccia de chi s'è perso 'n pezzo e se defilano"
"Embè, Ermanno nun è contento ?"
"No, perchè se avvicina ar pupo, chiedendoje se era proprio convinto convinto...
E lui certo che no, però me volevo fa' du risate a vedè la faccia che facevi..."